Storia della Festa del Soccorso

La Festa del Soccorso è la festa patronale di San Severo (FG) in Puglia.

L’evento celebra la solennità liturgica della Madonna del Soccorso, patrona principale della città e della diocesi. Alla Vergine sono associati, nei festeggiamenti esterni della terza domenica di maggio e del lunedì successivo, i santi Severino abate e Severo vescovo (rispettivamente nelle foto sotto), parimenti patroni principali, le cui statue affiancano quella della Madonna. La festa è caratterizzata da due sontuose processioni, in cui si portano a spalla numerosi simulacri di santi, tra i quali i 4 Angeli (Custode, Gabriele, Raffaele e Michele, rappresentati nelle foto sotto e venerati presso il Santuario di Sant’Agostino, meglio conosciuto come la “Chiesa del Soccorso”), scandite dalle fragorose batterie pirotecniche (come da foto), dette anche fuochi, incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei.  

La notorietà dell’evento, che ogni anno attira a San Severo diverse migliaia di visitatori (non solo italiani), è in costante aumento, anche grazie al rilievo dedicatogli, negli ultimi anni, dalla carta stampata locale e non, dalla televisione, da siti internet ( www.piroweb.eu – portale pirotecnico italiano , www.sanseveroweb.it – la piazza più grande della tua città, ecc.) e per ultimo da Facebook. Nel 2005 è stato entusiasta spettatore della Festa, tra gli altri, il regista Ferzan Özpetek.

Per i sanseveresi – residenti e non – la Festa rappresenta un grande evento annuale, una grande e aggregante liturgia barocca in cui essi si riconoscono e si identificano, nonché una valvola di sfogo delle tensioni e delle ansie dell’intera città. Ma essa, grazie alle sue caratteristiche, è divenuta anche preziosa occasione di turismo e di promozione economica.

Il culto della Madonna del Soccorso è legato agli Agostiniani, che a San Severo ebbero un monastero (con annessa chiesa di sant’Agostino) attestato dal 1319. Tornati in città nel 1514, dopo un periodo di allontanamento, i monaci vi promossero il culto della Madonna nera, sbocciato a Palermo nel 1306 per l’apparizione miracolosa della Vergine al monaco Nicola Bruno (o La Bruna): secondo la tradizione, la statua sanseverese della Madonna del Soccorso – resa barocca nel 1760 dall’artista Nicola Antonio Brudaglio di Andria – sarebbe giunta dalla Sicilia nel 1564. Quando il monastero agostiniano venne definitivamente soppresso (1652), la devozione alla Madonna fu tenuta viva dai massari di campo (i possidenti), che dopo il 1679 si riunirono in confraternita, canonicamente eretta nel 1704 ed elevata ad arciconfraternita nel 1870.

Dopo una prima processione penitenziale nel 1580, la statua della Madonna fu portata per i campi e nelle vie della città negli anni 1737, 1753, 1754, 1762, 1767, 1774 e 1783. Il simulacro fu anche testimone degli eccidi seguenti la rivoluzione giacobina del 1799 quando, per volere dei massari, fu portato in processione per la città a fini di persuasione politica.

Nella prima metà dell’Ottocento, parallelamente alla rapida ascesa del ceto dei possidenti, il culto per la Vergine bruna crebbe notevolmente, e nel 1857 la Madonna fu eletta patrona aeque principalis della città e diocesi. L’8 maggio 1937 la sua statua, che dai primi anni dell’Ottocento è rivestita di ricchi abiti in seta ricamata, fu solennemente incoronata con diademi d’oro tempestati di pietre preziose.

Quale protettrice dei campi, la Vergine nera, che nella destra tiene alcune spighe di grano, un ramo d’olivo e un grappolo d’uva, fu invocata ogni qual volta siccità, tempeste e altri pericoli minacciassero le coltivazioni sanseveresi. Dopo una prima processione penitenziale nel 1580, la statua della Madonna fu portata per i campi e nelle vie della città negli anni 1737, 1753, 1754, 1762, 1767, 1774 e 1783. Il simulacro fu anche testimone degli eccidi seguenti la rivoluzione giacobina del 1799 quando, per volere dei massari, fu portato in processione per la città a fini di persuasione politica.

Nonostante l’incarnato della Madonna sia bruno, il Bambinello ch’essa reca in braccio è di fisionomia europea: l’originale fu sostituito con uno di colore bianco una prima volta nel 1760 e poi, dopo una rovinosa caduta, nel 1828.

La prima festa patronale del Soccorso risale al 1858, l’anno seguente l’istituzione del patronato della Madonna nera. In realtà, essa non è altro che la trasformazione della festa patronale di san Severo vescovo. Prima del Settecento, l’unica festa patronale è quella di san Severino abate, «Principale Padrone, Protettore e Difensore» di città e diocesi. Lo storico secentesco Antonio Lucchino scrive che questa festa «si celebra[va] solennamente con concorso di tutto il regimento [il governo della città], e di tutto il popolo alli otto Gennaio». Si trattava di una fastosa celebrazione religiosa e civile, in occasione della quale si esponeva la «bellissima Reliquia del Santo, il maggior osso del dito grosso della mano, che si conserva[va] in una mezza statua di legno, rappresentante l’imagine del Santo in molti luoghi indorata, maestrevolmente fatta».

 Nel 1853 la confraternita del Soccorso ottenne dal vescovo e dal capitolo della cattedrale che la statua della Madonna nera, festeggiata la domenica in albis (con processione dal 1811), fosse portata in processione con quella di san Severo. Così la festa di quest’ultimo divenne quella della Vergine del Soccorso. Quando, nel 1857 la Madonna fu eletta protettrice principale, i festeggiamenti di maggio diventarono quelli patronali per eccellenza, anche in considerazione del momentaneo decadimento del culto di san Severino, declassato alla metà del secolo a patrono secondario.

Nel 1858 la festa si svolse dal 29 aprile al 2 maggio. Il primo giorno, salutato da spari, la statua della Madonna fu portata nella cattedrale, per l’occasione abbellita all’esterno da «dipinti trasparenti» e coll’interno «magnificamente addobbato, fiammeggiante di numerose lampade». Il simulacro fu posto «su di un Trono sfoggiante di arazzi e di ceri». Il 30 aprile, ancora annunciato da botti, la città brillò delle luci delle luminarie. Il giorno seguente, nuova festa liturgica della patrona, si distinse per «lo sparo più frequente e prolungato di masti e di artificiali batterie, la celebrazione di numerose Messe, il Pontificale dell’Eccellentissimo Vescovo assistito da tutto il Clero, e reso più augusto dalla Tribuna istrumentale ed orale, e la Panegirica Orazione». Il 2 maggio, infine, la statua della Vergine fu portata in processione, con a sinistra quella di san Severo e preceduta da 22 simulacri di santi; parteciparono le confraternite, i seminaristi, il clero, il vescovo e le autorità. Sul programma si legge: «Nel corso che farà il religioso corteo le prodigiose Statue di Nostra principal Padrona Maria Vergine, e del Nostro Protettore poseranno sopra due altari predisposti sino a che la grata pietà sciolga il voto delle oblazioni, e si consumino i preparati fuochi artificiali», ossia le batterie, segno di gioia e offerta votiva per la Vergine e i santi.

Nel 1908, ripristinato il patronato principale di san Severino, nella processione patronale di maggio la sua statua prese il posto alla sinistra della Madonna, passando quella di san Severo alla destra.

Col tempo la festa ha cambiato data, dalla prima passando alla terza domenica di maggio. Nel 1963 la solennità della patrona è stata spostata all’8 maggio, anniversario dell’incoronazione del 1937.

La Festa del Soccorso vera e propria si celebra durante il “triduo” composto dalla terza domenica di maggio, dal sabato precedente e dal lunedì seguente (se la terza domenica coincide con la Pentecoste, la tradizionale processione domenicale con le relative batterie pirotecniche slitta al pomeriggio di Domenica, mentre il resto della festa resta invariato), preceduto da un solenne novenario mariano. Ma essa ha inizio con la lunga processione della prima domenica del mese, quando la statua della Madonna (dal suo Santuario) e quella di san Severino (dalla chiesa a lui dedicata) sono condotte, con un itinerario che varia di anno in anno, nella cattedrale, in cui si venera la statua di san Severo.

Il massimo tempio diocesano è per l’occasione riccamente addobbato con drappi di seta e velluto frangiati d’oro, e i simulacri dei tre patroni sono collocati sull’altare maggiore, all’interno di un grandioso apparato effimero, ogni anno diverso.

Alla vigilia della terza domenica, al mezzogiorno si calano dall’apparato le statue dei patroni e si accomodano le loro ricche vesti; l’effigie della Vergine è ornata delle corone auree e dei gioielli più preziosi custoditi nel Tesoro del Santuario; quindi, i tre simulacri sono sistemati su fercoli processionali in legno dorato (ben più fastosi rispetto a quelli usati per la processione della prima domenica). Nel primo pomeriggio giungono nella cattedrale i simulacri dell’Angelo Custode e dei santi arcangeli Raffaele, Gabriele e Michele, provenienti dal Santuario della Madonna.

Più tardi si celebra un solenne pontificale (alcuni anni celebrato all’aperto, in piazza Incoronazione).

Al tramonto – e così anche alla sera della domenica e del lunedì – si accendono le luminarie che decorano le più importanti vie cittadine e, in particolar modo, piazza Incoronazione, dove si monta una grande luminaria alta all’incirca quindici metri.

  

La domenica, alle ore dieci, prende avvio la solenne processione.

Vi partecipano il vescovo, il capitolo cattedrale e il clero diocesano, l’arciconfraternita del Soccorso (riconoscibile dalle mozzette celesti foderate di rosso), le “consorelle”, la pia associazione di san Severino (mozzette gialle foderate di rosso), i “portatori” di san Severo (mozzette rosse foderate di giallo)  e degli Angeli (mozzette celesti foderate di bianco), quindi le autorità civili e militari. 

 

La processione è aperta dallo stendardo del Soccorso, seguito dalle statue dei quattro Angeli e da quelle dei tre patroni; il simulacro della Madonna, al centro, chiude il corteo, seguito da un grande baldacchino in seta bianca ricamata in oro, sorretto da otto aste piumate, e dai gonfaloni della città, della provincia e dei comuni ospiti; due bande musicali si alternano in coda al sacro corteo, suonando incessantemente. Se alla processione prendono parte altri simulacri (come in antico, quando si superava abitualmente il numero di trenta statue in corteo), essi prendono posto prima degli Angeli. Dopo aver percorso un breve tragitto all’interno del borgo antico, la processione, che dura mediamente oltre sei ore, percorre l’intero “Giro Esterno”, il lungo anello viario corrispondente alla scomparsa cinta muraria medievale. Momento toccante della processione, è quando arriva in Piazza Allegato, all’incirca a metà percorso processionale, ed i simulacri dei Santi e della Vergine, fanno una breve sosta nel cortile interno della Casa di Riposo per anziani “Concetta Masselli”.

Dopo aver fatto un momento di preghiera collettiva, la processione riprende il suo regolare percorso per giungere al termine dello stesso, presso la chiesa di Santa Maria, meglio conosciuta come chiesa Cattedrale.

La processione del lunedì è un po’ meno ricca: le autorità civili e religiose non vi prendono parte, mentre le statue dei quattro Angeli fanno autonomamente ritorno al Santuario della Madonna prima che abbia inizio il sacro corteo. Esso comprende, quindi, i simulacri dei soli tre patroni (la statua di san Severo partecipa alla processione del lunedì solo dagli anni novanta del Novecento), preceduti dallo stendardo dell’arciconfraternita e seguiti dal baldacchino e da due bande musicali. In compenso, l’itinerario è più lungo, tanto che la durata della processione supera le sette ore (all’incirca dalle 10.30 alle 18.00). Al termine del tragitto, che fuori del borgo antico percorre corso Garibaldi, via Masselli, via don Minzoni, viale Matteotti, piazza Incoronazione, via Ergizio e via Soccorso, la statua della Madonna rientra nel suo Santuario, mentre i simulacri dei due santi patroni le fanno corteggio ai lati del portale. Rientrata l’effigie della Vergine, quelle di san Severino e san Severo proseguono insieme fino alla cattedrale, dove fa rientro il simulacro del santo vescovo. L’ultimo tratto della processione, infine, coincide col gioioso ritorno della statua di san Severino alla propria chiesa, accompagnata dalla folla plaudente al suono di marce bandistiche particolarmente briose.

Via WK