“Un Natale di Misericordia”: gli auguri di S.E. Mons. Lucio Angelo Renna

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Sorelle e fratelli carissimi,
si resta sconcertati di fronte all’amara costatazione riportata dall’evangelista Luca. Maria e Giuseppe, saliti a Betlemme dalla Galilea per il censimento voluto dall’imperatore Cesare Augusto, vedevano chiudersi davanti a loro tutte le porte delle case di Betlemme. Non c’era posto per loro tra la gente agiata e benpensante di quel tempo.

Riflettendo e cercando di coglierne l’attualità, il loro compiersi nel nostro oggi, viene spontaneo chiedersi: che ne è dell’accoglienza di Cristo che viene qui e ora? C’è ancora posto per Lui nella nostra società, nella nostra città, nel cuore di ognuno di noi?

Bisogna porsi l’interrogativo in questo Natale 2015, mentre si dipanano sotto i nostri occhi le immagini tenebrose di morte, di guerra, di odio e di lutti da tante parti del mondo. Non sono risparmiati neppure il nostro Paese e la nostra Capitanata.

In molti ci chiediamo: c’è ancora posto in questo mondo per Cristo e per la pace, l’amore, la giustizia e la fraternità che Egli vuole portare e porta a tutti gli uomini di buona volontà? Che ne è del disegno di Dio che ha mandato nel mondo il suo Figlio per abbattere tutti i muri di separazione e farne una sola famiglia?

Da pochi giorni è iniziato il Giubileo straordinario della Misericordia, voluto dalla carità pastorale del nostro amato Papa Francesco. Egli ci sollecita a meditare sulle opere di misericordia materiale e spirituale; e, sopratutto, a viverle.

Un’opera di misericordia materiale è l’ospitare i pellegrini. L’ospitalità, sia degli immigrati sia dei nostri italiani senza tetto, sta diventando un problema deflagrante, di giorno in giorno. Si parla, riparla; si discute, si opina, si decidono interventi inadeguati; si tentano soluzioni improponibili; si discutono, alla stessa stregua, in modo profondo, situazioni semplici. Per questo non ci stiamo alle battaglie riemergenti di qualche spirito laico che, preso dalle manie ideologiche, anche recentemente ha detto “no” al presepio in classe; che vorrebbe eliminare i canti natalizi nelle scuole, e chiede l’abolizione del Crocifisso nei locali pubblici.

E tutto in nome dell’affermata laicità dello Stato e del pluralismo culturale e religioso della nostra società. Chissà se questo “spirito laico” ha , in qualche modo, reagito alle tante stragi di innocenti, per lo più cristiani, che si vanno compiendo sulla nostra terra. Chissà se ha dimostrato la stessa forza nel difendere la libertà di religione dinanzi a coloro che tolgono la vita a coloro che non conoscono a memoria le pagine di qualche testo sacro.

Questo stesso Crocifisso, con le braccia spalancate, segno di amore universale e rifiutato anche dai suoi, noi lo riconosciamo nel Bambino deposto nella mangiatoia. In quel volto, radiante misericordia, si riflette quello di ogni uomo che soffre violenza, fame, guerra e scappa dal suo paese in cerca della terra della speranza.

Sì, perché nel mistero del Verbo incarnato si svela il mistero di ogni uomo. È questo il senso profondo del grande evento che celebriamo a Natale. Quel Bambino però è “Cristo Signore”, come annunciano gli Angeli ai pastori.

Egli ci dice: “Io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, entrerò da lui, cenerò con lui e lui con me”.

Occorre, dunque, che tutti gli apriamo la porta del cuore, quella delle nostre case, quella dei nostri paesi e città, quella del nostro mondo travagliato. Solo così sarà Natale ogni giorno.

È questo l’augurio che, come Vescovo, faccio a tutti e a ciascuno di voi, mentre vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Buon Natale!

Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali/Addetto Stampa della Diocesi
dott. Beniamino PASCALE