Finalmente l’Italia si accorge della criminalità foggiana

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Finalmente la stampa nazionale dedica attenzione alla situazione in cui versa la provincia di Foggia, sotto il profilo dell’attività criminale dei clan. A lungo cronisti locali e associazioni sono stati lasciati da soli davanti all’attualità dell”escalation criminale nella provincia pugliese. Poi alcuni fatti di cronaca hanno rotto il muro di silenzio. Negli articoli che hanno riportato l’attenzione su questa provincia e

la ferocia dei clan – spiega oggi in una nota Libera Foggia – “si raccontano la crudeltà e la ferocia delle bande criminali, il loro potere, ma anche il quadro di una città silente, rassegnata, come se non esistesse nessuna forma di contrasto da parte della cosiddetta società civile. Noi questo non lo possiamo accettare: sul territorio esistono, infatti, realtà che da 20 anni praticano l’antimafia sociale e si battono per la legalità. Lo facciamo come volontari, con le forze che abbiamo, in un territorio come quello che hanno descritto: forse per questo di noi non si parla, nonostante queste cose le diciamo da anni”. ”Ora ci si è accorti che in Capitanata esiste la mafia, quella autoctona, che non c’entra nulla con la Sacra Corona Unita, con la Camorra o con la ‘Ndrangheta – continuano.

Non possiamo non ricordare che quando (quasi venti anni fa) denunciavamo la nascita di una mafia foggiana, a seguito del “battesimo” realizzato da Cutolo all’Hotel Florio, e il suo progressivo consolidamento, eravamo accusati dal Sindaco di allora di rovinare l’immagine della città e fummo anche querelati. La sistematica sottovalutazione delle nostre denunce e dei segnali d’allarme ha contribuito a determinare la situazione attuale”.

“Nonostante di morti, anche eccellenti, al contrario di quello che si è scritto, ne abbiamo avuti tanti. Ed è dalla loro memoria che si sono attivati percorsi di impegno civile contro la mafia – spiegano. Esistono, infatti, a San Severo un presidio di Libera e a Cerignola il laboratorio di una cooperativa che opera su terreniconfiscati alle mafie e che è intitolato a Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia ucciso nel 1995 dalla mafia. Sull’omicidio di Franco Marcone è questa l’unica certezza che abbiamo, non essendo stata mai fatta piena luce sul mandante. Eppure già allora si sapeva dell’esistenza della Società foggiana, accertata processualmente per la prima volta nel processo sull’omicidio di un nome importante dell’imprenditoria locale, Giovanni Panunzio.

Questo imprenditore edile aveva denunciato i suoi estorsori e fu per tale motivo ucciso il 6 novembre 1992, proprio la notte in cui si approvava il nuovo piano regolatore della città: un chiarissimo segnale di quale fosse il business più remunerativo per la criminalità di allora, l’edilizia. Due anni prima era stato ucciso un altro imprenditore edile, Nicola Ciuffreda. A Panunzio è dedicato il presidio di Libera di Lucera e a lui sarà intitolata l’Associazione Antiracket. Anche di questa notizia ci rallegriamo e speriamo possa essere il tassello mancante di un puzzle che solo unito può sconfiggere la piaga più grave che colpisce attualmente la nostra economia. Ma non dimentichiamo l’impegno della fondazione Buon Samaritano e del più recente sportello “SOS Giustizia”, attivato da Libera in collaborazione con la Camera di Commercio.

A Hiso Telaray, bracciante albanese ucciso nei campi dell’agro di Cerignola, è dedicato il presidio di quella città. Una intitolazione che serve a far riflettere su un’altra problematica enorme: quella del caporalato e dello sfruttamento dei migranti in agricoltura; problema trattato sempre come “emergenza” durante la stagione estiva. Eppure in Capitanata esiste il cosiddetto gran ghetto, di cui i giornalisti di tutta Europa si sono occupati”. La richiesta del coordinamento di Libera a Foggia è in sostanza, quella di raccontare il territorio con le sue profonde ferite nel ruolo di denuncia che il giornalismo ha ma anche illuminare le tante battaglie in corso, nelle periferie come nelle città, nelle reti del sociale come nell’imprenditoria e nella politica locale.

“L’elenco delle realtà sane e attive contro le mafie sul territorio sarebbe ancora lungo, come, purtroppo, quello delle vittime innocenti. – concludono nella nota. Tuttavia l’attenzione su una situazione così radicata e incancrenita l’ha accesa l’episodio della tentata rapina alla Np Service. Spettacolare, con una metodologia vista solo nei film americani, ma fortunatamente sventata. Ben venga un’attenzione del genere, se serve a far prendere coscienza del problema. Quando però si fanno delle inchieste giornalistiche, quando si mette la storia di un territorio in prima pagina, bisognerebbe approfondire tutte le sue componenti e non tendere ad esaltare il lato violento e gli aspetti più spettacolari di un evento. Così si costruiscono solo gli scoop. Interessanti, attraenti, ma effimeri.

Con quelli non si cambiano le cose. Per affrontare il problema c’è bisogno di un’attenzione costante, di un impegno duraturo. Ci auguriamo che questa sia la volta buona. I foggiani onesti e desiderosi di un futuro diverso ci sono e accanto a loro c’è Libera, già da molti anni”.